venerdì 31 dicembre 2010

voglia di indipendenza in tempi di globalizzazione

Oggi è l'ultimo giorno di un anno da dimenticare, nonsostante un colpo di coda dalla bellezza strepitosa, e voglio dedicare l'ultimo (forse) post dell'anno a un tema importante, o meglio IL TEMA per quel che mi riguarda. Si tratta del futuro della mia terra, la sardegna, italiana prima che nascesse l'italia, indipendentista prima che ci fosse un'unità, patriottica quando nessun altro lo era.

Parto da questo presupposto: la sardegna non fa parte dell'Italia, nè geograficamente, nè culturalmente, nè politicamente. Parliamo addirittura un'altra lingua, l'italiano, che nelle altre regioni è ormai stato sostituito da un ibrido semidialettale.

La sardegna non fa parte dell'italia culturalmente: siamo diversi, pensiamo in maniera diversa,  non capiamo le interazioni sociali degli italiani, le priorità, il rapporto con la terra e con il mondo che li circonda.

la sardegna non fa parte dell'italia geograficamente: flora e fauna sono uniche, la cucina è sui generis, i collegamenti sono imponenti, ma soprattutto d'estate. rimaniamo isolati quanto basta, e in fondo ne siamo felici.

ed ecco la nota dolente: non facciamo parte dell'italia politicamente. siamo una regione povera, davvero povera perchè il lavoro in nero, pur esistente, è in percentuale inferiore rispetto al sud italia, la disoccupazione è alle stelle, lo stato non ci aiuta. siamo una delle poche regioni del sud da cui lo stato prende più di quanto conceda.

qualche giorno fa parlavo, durante un pranzo, di un mio sogno: vedere la sardegna indipendente, prima di morire. Mi hanno dato dell'antico, del provincialotto. mi è stato detto: tu che sei così internazionale... (non ho ben capito cosa significa).
Il mio punto di vista è che in un mondo globale, è necessario un ritorno al locale. La globalizzazione connette il mondo, ma esalta le differenze, permettendo alle particolarità di spiccare, di diventare fonte di attrazione, e di guadagno. l'economia abbatte i confini nazionali, mette a confronto culture ed etnie, e sfida gli stati nazionali, che non controllano più come un tempo il territorio.

la stessa unione europea si comporta con i propri territori non considerando completamente i territori nazionali: concede finanziamenti di diversa entità in territori controllati dallo stesso stato centrale, dunque sottolinea e dà importanza alla territoralità, alla differenziazione.

in un mondo così, uno stato non può controllare tutti. l'obiettivo dello stato è unire, ma unire coloro che ne vogliono fare parte davvero. il diritto di un territorio all'autodeterminazione è un principio esistente da più di 100 anni, risale al primo dopoguerra.

l'italia non è una nazione, è uno statoche cerca stancamente di mantenere uniti i proprio confini, e così facendo legittima movimenti folkloristici e pericolosi come la Lega Nord, che puntando sull'intolleranza, su un'idea perversa di autodeterminazione (che chiude i confini al confronto, e non si mette in relazione con l'altro), ha grande successo elettorale.

dunque, è tanto antico il mio desiderio di indipendenza? Io non penso. Io penso che la sardegna abbia bisogno di andare avanti senza il peso dell'italia, che necessiti d'altra parte di relazionarsi con la penisola, così come con tutti i territori del mediterraneo. I sardi non sono razzisti, sono chiusi e sospettosi, con TUTTI, ma sono curiosi, e sono disposti al confronto. L'indipendenza aprirebbe le porte verso nuove culture, nuovi investimenti, nuove idee, e non ci isolerebbe, come molti credono.
Per diventare moderni non abbiamo bisogno di uno stato oppressore, che ci porta solo i divi del grande fratello e che finanzia fabbriche inquinanti e fallimentari. abbiamo bisogno di autodeterminarci, sbagliando ovviamente, crescende e facendo errori. solo in questo modo non ci saranno scuse, se le cose andranno male sarà solo colpa nostra.

Per questa ragione io spero di vedere realizzato il mio sogno: una sardegna indipendente, matura e più aperta. Qualcosa si muove, spero di essere lì nel momento in cui il sogno diventerà realtà

venerdì 17 dicembre 2010

La teria delle Pecore, le Pecore Nere e i Lupi.

Questa teoria mi è stata ispirata da un personaggio di un telefilm, Dexter.
Dexter è un serial killer, ma come mi è stato detto e io condivido: "tu tifi per lui comunque!".
La teoria è molto semplice e non ho scoperto di certo l'acqua calda, direi più che altro che si tratta di una classificazione del genere umano (forse ne sento il bisogno di tutte queste classificazioni, per mettere ordine).
Al mondo ci sono queste tre categorie, proprio come nella mia ode all'amicizia. che risul ta quindi una sottoclassificazione. Naturalmente anche le persone che amiamo, odiamo o ignoriamo rientrano in questa classificazione.
Le pecore sono tutte quelle persone che bramano il conformismo, la mimetizzazione sociale, la normalità e tutto ciò che permette loro di vivere una vita tranquilla senza essere diversi dagli altri.
La pecora è bianca, proprio come tutte le altre ed essere come gli altri è la cosa che desiderano di più, consciamente o meno. L'abbigliamento, il comportamento, il pensiero, il ragionamento e l'atteggiamento porta ad essere parte di un gruppo. Far parte del gruppo è giusto, importante e necessario perché non ci si troverà mai allo scoperto. I propri simili non giudicheranno, non noteranno e non avranno niente in contrario con chi si conforma a loro.
Questa sicurezza sociale ed emotiva fa si che la sicurezza del branco dia tranquillità, regolarità e pace all'esistenza. Non si verrà mai posti di fronte a scelte, dubbi e problemi, legati a colpi di testa o diversità di ogni genere.
La Pecora Nera è colei che per una ragione positiva o negativa si distingue. La distinzione tra gli altri è il cardine di questo animale.
La Pecora Nera può essere la persona più intelligente, più bella, più interessante e più coraggiosa o al contrario può essere la persona più stupida, ottusa, ignorante, associale e ostile.
Come ho già detto l'importante è la distinzione, la non conformità al gruppo: famiglia, amici, squadra, colleghi e società.
La distinzione fa si che questa persona sia in vista, per i suoi meriti o per i suoi difetti. Può diventare il punto di riferimento o viceversa.
Il Lupo è interpretato da tutte quelle persone che non vogliono il bene della società o delle persone, vedi ladri, criminali, assassini, imbroglioni/politici.
I lupi sono quelli che riescono a fare i furbi, a vivere delle disgrazie altrui, sono persone che nuociono alla comunità e alle persone.
Diciamo che i lupi sono i predatori delle persone che si lasciano predare, degli ingenui, degli ignoranti o di chi per una ragione o un'altra cadono nella loro trappola.
I Lupi sono ricattatori, hanno loro regole morali e non si preoccupano che altro di se stessi..quindi direi che un egoista spietato è alla stregua di un malvivente in questa categorizzazione.
Chi è lupo, molto probabilmente lo farà tutta la vita perché il piacere e la voglia di prevaricare gli altri sull'aspetto econimico, sociale o emotivo non lascerà mai quella persona.
Non vincerò il premio nobel e naturalmente non saranno tutti d'accordo con me, ma una notte, questo pensiero ha rapito la mia mente prima di abbandonarmi al sonno..

M.L.M.

domenica 5 dicembre 2010

Ode

Ci sono 3 categorie di persone al mondo: 
1. le persone che non conosci 
2. le persone che ami (familiari & ragazzo/a)
3. gli amici.
Gli amici sono una cerchia di persone con cui ti diverti, esci e si possiedono varie caratteristiche comuni o differenti che comunque ti legano ad esse.
Gli amici veri sono una cerchia di persone davvero stretta a cui puoi raccontare le cose più belle e più brutte, sapendo di non suscitare il loro giudizio, la loro invidia o disinteresse.
Certi amici veri poi, sconfinano addirittura nelle persone che ami, perché le ritieni far parte della tua famiglia.
Un amico non ha bisogno di chiedere, sa.
Con un amico non si hanno ne debiti ne crediti.
Non sempre conta da quanto tempo conosci queste persone che reputi amiche vere, perché ci sarà sempre quello che conosci da una vita, ed è così bello poterlo dire, e il nuovo arrivato che subito si è scavato un angolino dentro al tuo cuore.
L'amico sa cosa diresti, faresti e penseresti in tua assenza.
L'amico capisce, l'amico è uno stimolo, l'amico è una roccia a cui aggrapparsi e allo stesso tempo quasi uno sconosciuto da elogiare con chiunque.
L'amico non è sempre del tuo parere e non ti da sempre ragione, ma motiva, dialoga e in certi casi ti conosce più di te stesso.
La fortuna nella vita è avere Amici.

Fiducia e Coraggio.

Grazie.

M.L.M.