Oggi è l'ultimo giorno di un anno da dimenticare, nonsostante un colpo di coda dalla bellezza strepitosa, e voglio dedicare l'ultimo (forse) post dell'anno a un tema importante, o meglio IL TEMA per quel che mi riguarda. Si tratta del futuro della mia terra, la sardegna, italiana prima che nascesse l'italia, indipendentista prima che ci fosse un'unità, patriottica quando nessun altro lo era.
Parto da questo presupposto: la sardegna non fa parte dell'Italia, nè geograficamente, nè culturalmente, nè politicamente. Parliamo addirittura un'altra lingua, l'italiano, che nelle altre regioni è ormai stato sostituito da un ibrido semidialettale.
La sardegna non fa parte dell'italia culturalmente: siamo diversi, pensiamo in maniera diversa, non capiamo le interazioni sociali degli italiani, le priorità, il rapporto con la terra e con il mondo che li circonda.
la sardegna non fa parte dell'italia geograficamente: flora e fauna sono uniche, la cucina è sui generis, i collegamenti sono imponenti, ma soprattutto d'estate. rimaniamo isolati quanto basta, e in fondo ne siamo felici.
ed ecco la nota dolente: non facciamo parte dell'italia politicamente. siamo una regione povera, davvero povera perchè il lavoro in nero, pur esistente, è in percentuale inferiore rispetto al sud italia, la disoccupazione è alle stelle, lo stato non ci aiuta. siamo una delle poche regioni del sud da cui lo stato prende più di quanto conceda.
qualche giorno fa parlavo, durante un pranzo, di un mio sogno: vedere la sardegna indipendente, prima di morire. Mi hanno dato dell'antico, del provincialotto. mi è stato detto: tu che sei così internazionale... (non ho ben capito cosa significa).
Il mio punto di vista è che in un mondo globale, è necessario un ritorno al locale. La globalizzazione connette il mondo, ma esalta le differenze, permettendo alle particolarità di spiccare, di diventare fonte di attrazione, e di guadagno. l'economia abbatte i confini nazionali, mette a confronto culture ed etnie, e sfida gli stati nazionali, che non controllano più come un tempo il territorio.
la stessa unione europea si comporta con i propri territori non considerando completamente i territori nazionali: concede finanziamenti di diversa entità in territori controllati dallo stesso stato centrale, dunque sottolinea e dà importanza alla territoralità, alla differenziazione.
in un mondo così, uno stato non può controllare tutti. l'obiettivo dello stato è unire, ma unire coloro che ne vogliono fare parte davvero. il diritto di un territorio all'autodeterminazione è un principio esistente da più di 100 anni, risale al primo dopoguerra.
l'italia non è una nazione, è uno statoche cerca stancamente di mantenere uniti i proprio confini, e così facendo legittima movimenti folkloristici e pericolosi come la Lega Nord, che puntando sull'intolleranza, su un'idea perversa di autodeterminazione (che chiude i confini al confronto, e non si mette in relazione con l'altro), ha grande successo elettorale.
dunque, è tanto antico il mio desiderio di indipendenza? Io non penso. Io penso che la sardegna abbia bisogno di andare avanti senza il peso dell'italia, che necessiti d'altra parte di relazionarsi con la penisola, così come con tutti i territori del mediterraneo. I sardi non sono razzisti, sono chiusi e sospettosi, con TUTTI, ma sono curiosi, e sono disposti al confronto. L'indipendenza aprirebbe le porte verso nuove culture, nuovi investimenti, nuove idee, e non ci isolerebbe, come molti credono.
Per diventare moderni non abbiamo bisogno di uno stato oppressore, che ci porta solo i divi del grande fratello e che finanzia fabbriche inquinanti e fallimentari. abbiamo bisogno di autodeterminarci, sbagliando ovviamente, crescende e facendo errori. solo in questo modo non ci saranno scuse, se le cose andranno male sarà solo colpa nostra.
Per questa ragione io spero di vedere realizzato il mio sogno: una sardegna indipendente, matura e più aperta. Qualcosa si muove, spero di essere lì nel momento in cui il sogno diventerà realtà
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