Oggi è l'ultimo giorno di un anno da dimenticare, nonsostante un colpo di coda dalla bellezza strepitosa, e voglio dedicare l'ultimo (forse) post dell'anno a un tema importante, o meglio IL TEMA per quel che mi riguarda. Si tratta del futuro della mia terra, la sardegna, italiana prima che nascesse l'italia, indipendentista prima che ci fosse un'unità, patriottica quando nessun altro lo era.
Parto da questo presupposto: la sardegna non fa parte dell'Italia, nè geograficamente, nè culturalmente, nè politicamente. Parliamo addirittura un'altra lingua, l'italiano, che nelle altre regioni è ormai stato sostituito da un ibrido semidialettale.
La sardegna non fa parte dell'italia culturalmente: siamo diversi, pensiamo in maniera diversa, non capiamo le interazioni sociali degli italiani, le priorità, il rapporto con la terra e con il mondo che li circonda.
la sardegna non fa parte dell'italia geograficamente: flora e fauna sono uniche, la cucina è sui generis, i collegamenti sono imponenti, ma soprattutto d'estate. rimaniamo isolati quanto basta, e in fondo ne siamo felici.
ed ecco la nota dolente: non facciamo parte dell'italia politicamente. siamo una regione povera, davvero povera perchè il lavoro in nero, pur esistente, è in percentuale inferiore rispetto al sud italia, la disoccupazione è alle stelle, lo stato non ci aiuta. siamo una delle poche regioni del sud da cui lo stato prende più di quanto conceda.
qualche giorno fa parlavo, durante un pranzo, di un mio sogno: vedere la sardegna indipendente, prima di morire. Mi hanno dato dell'antico, del provincialotto. mi è stato detto: tu che sei così internazionale... (non ho ben capito cosa significa).
Il mio punto di vista è che in un mondo globale, è necessario un ritorno al locale. La globalizzazione connette il mondo, ma esalta le differenze, permettendo alle particolarità di spiccare, di diventare fonte di attrazione, e di guadagno. l'economia abbatte i confini nazionali, mette a confronto culture ed etnie, e sfida gli stati nazionali, che non controllano più come un tempo il territorio.
la stessa unione europea si comporta con i propri territori non considerando completamente i territori nazionali: concede finanziamenti di diversa entità in territori controllati dallo stesso stato centrale, dunque sottolinea e dà importanza alla territoralità, alla differenziazione.
in un mondo così, uno stato non può controllare tutti. l'obiettivo dello stato è unire, ma unire coloro che ne vogliono fare parte davvero. il diritto di un territorio all'autodeterminazione è un principio esistente da più di 100 anni, risale al primo dopoguerra.
l'italia non è una nazione, è uno statoche cerca stancamente di mantenere uniti i proprio confini, e così facendo legittima movimenti folkloristici e pericolosi come la Lega Nord, che puntando sull'intolleranza, su un'idea perversa di autodeterminazione (che chiude i confini al confronto, e non si mette in relazione con l'altro), ha grande successo elettorale.
dunque, è tanto antico il mio desiderio di indipendenza? Io non penso. Io penso che la sardegna abbia bisogno di andare avanti senza il peso dell'italia, che necessiti d'altra parte di relazionarsi con la penisola, così come con tutti i territori del mediterraneo. I sardi non sono razzisti, sono chiusi e sospettosi, con TUTTI, ma sono curiosi, e sono disposti al confronto. L'indipendenza aprirebbe le porte verso nuove culture, nuovi investimenti, nuove idee, e non ci isolerebbe, come molti credono.
Per diventare moderni non abbiamo bisogno di uno stato oppressore, che ci porta solo i divi del grande fratello e che finanzia fabbriche inquinanti e fallimentari. abbiamo bisogno di autodeterminarci, sbagliando ovviamente, crescende e facendo errori. solo in questo modo non ci saranno scuse, se le cose andranno male sarà solo colpa nostra.
Per questa ragione io spero di vedere realizzato il mio sogno: una sardegna indipendente, matura e più aperta. Qualcosa si muove, spero di essere lì nel momento in cui il sogno diventerà realtà
Questo blog nasce da uno sgangherato progetto di cinque amici che, di fronte alla complessità del mondo, hanno deciso di unire i propri sforzi per fornire un'interpretazione semiseria degli avvenimenti di attualità.
venerdì 31 dicembre 2010
venerdì 17 dicembre 2010
La teria delle Pecore, le Pecore Nere e i Lupi.
Questa teoria mi è stata ispirata da un personaggio di un telefilm, Dexter.
Dexter è un serial killer, ma come mi è stato detto e io condivido: "tu tifi per lui comunque!".
La teoria è molto semplice e non ho scoperto di certo l'acqua calda, direi più che altro che si tratta di una classificazione del genere umano (forse ne sento il bisogno di tutte queste classificazioni, per mettere ordine).
Al mondo ci sono queste tre categorie, proprio come nella mia ode all'amicizia. che risul ta quindi una sottoclassificazione. Naturalmente anche le persone che amiamo, odiamo o ignoriamo rientrano in questa classificazione.
Le pecore sono tutte quelle persone che bramano il conformismo, la mimetizzazione sociale, la normalità e tutto ciò che permette loro di vivere una vita tranquilla senza essere diversi dagli altri.
La pecora è bianca, proprio come tutte le altre ed essere come gli altri è la cosa che desiderano di più, consciamente o meno. L'abbigliamento, il comportamento, il pensiero, il ragionamento e l'atteggiamento porta ad essere parte di un gruppo. Far parte del gruppo è giusto, importante e necessario perché non ci si troverà mai allo scoperto. I propri simili non giudicheranno, non noteranno e non avranno niente in contrario con chi si conforma a loro.
Questa sicurezza sociale ed emotiva fa si che la sicurezza del branco dia tranquillità, regolarità e pace all'esistenza. Non si verrà mai posti di fronte a scelte, dubbi e problemi, legati a colpi di testa o diversità di ogni genere.
La Pecora Nera è colei che per una ragione positiva o negativa si distingue. La distinzione tra gli altri è il cardine di questo animale.
La Pecora Nera può essere la persona più intelligente, più bella, più interessante e più coraggiosa o al contrario può essere la persona più stupida, ottusa, ignorante, associale e ostile.
Come ho già detto l'importante è la distinzione, la non conformità al gruppo: famiglia, amici, squadra, colleghi e società.
La distinzione fa si che questa persona sia in vista, per i suoi meriti o per i suoi difetti. Può diventare il punto di riferimento o viceversa.
Il Lupo è interpretato da tutte quelle persone che non vogliono il bene della società o delle persone, vedi ladri, criminali, assassini, imbroglioni/politici.
I lupi sono quelli che riescono a fare i furbi, a vivere delle disgrazie altrui, sono persone che nuociono alla comunità e alle persone.
Diciamo che i lupi sono i predatori delle persone che si lasciano predare, degli ingenui, degli ignoranti o di chi per una ragione o un'altra cadono nella loro trappola.
I Lupi sono ricattatori, hanno loro regole morali e non si preoccupano che altro di se stessi..quindi direi che un egoista spietato è alla stregua di un malvivente in questa categorizzazione.
Chi è lupo, molto probabilmente lo farà tutta la vita perché il piacere e la voglia di prevaricare gli altri sull'aspetto econimico, sociale o emotivo non lascerà mai quella persona.
Non vincerò il premio nobel e naturalmente non saranno tutti d'accordo con me, ma una notte, questo pensiero ha rapito la mia mente prima di abbandonarmi al sonno..
M.L.M.
domenica 5 dicembre 2010
Ode
Ci sono 3 categorie di persone al mondo:
1. le persone che non conosci
2. le persone che ami (familiari & ragazzo/a)
3. gli amici.
Gli amici sono una cerchia di persone con cui ti diverti, esci e si possiedono varie caratteristiche comuni o differenti che comunque ti legano ad esse.
Gli amici veri sono una cerchia di persone davvero stretta a cui puoi raccontare le cose più belle e più brutte, sapendo di non suscitare il loro giudizio, la loro invidia o disinteresse.
Certi amici veri poi, sconfinano addirittura nelle persone che ami, perché le ritieni far parte della tua famiglia.
Un amico non ha bisogno di chiedere, sa.
Con un amico non si hanno ne debiti ne crediti.
Non sempre conta da quanto tempo conosci queste persone che reputi amiche vere, perché ci sarà sempre quello che conosci da una vita, ed è così bello poterlo dire, e il nuovo arrivato che subito si è scavato un angolino dentro al tuo cuore.
L'amico sa cosa diresti, faresti e penseresti in tua assenza.
L'amico capisce, l'amico è uno stimolo, l'amico è una roccia a cui aggrapparsi e allo stesso tempo quasi uno sconosciuto da elogiare con chiunque.
L'amico non è sempre del tuo parere e non ti da sempre ragione, ma motiva, dialoga e in certi casi ti conosce più di te stesso.
La fortuna nella vita è avere Amici.
Fiducia e Coraggio.
Grazie.
M.L.M.
martedì 30 novembre 2010
Cose che odio o disprezzo
In ordine sparso:
Chi parla di politica come se parlasse di calcio
Il clima di Bologna
Gli stereotipi sui sardi
Vasco Rossi
Il Milan
Windows
Chi non ascolta e poi mi spiega cosa stavo dicendo
La TV nel pomeriggio
Il senso di appartenenza
Il mito dell’alternativo
Baricco
Gli arci-italiani
Gli anti-italiani
(anche un po’ gli italiani)
La domanda: “sei sardo?” con susseguente: “che bello!”
Le persone come Montezemolo
Chi si vanta per la propria ignoranza
Chi odia le categorie professionali in blocco (carabinieri, professori, medici ecc.)
La mia compagnia telefonica, che mi ruba i soldi
Chi non vuole guardare battlestar galactica perché non gli piacciono le cose alla “star treck”
Chi giudica senza conoscere (vedi sopra)
Chi per descriversi si definisce: solare, alla mano, gentile ecc.
La mancanza di comunicazione
La non consapevolezza
L’irrazionalità
La mancanza di controllo
E infine:
la felicità e tutti quelli che mi dicono che la devo perseguire
Non sono tutte, ma è una buona lista
A breve una lista delle cose che amo (saranno molte meno)
R.S.
lunedì 29 novembre 2010
Questo proprio no!
Il fatto di avere un parente che faccia il Grande fratello non è di certo una cosa di cui vantarsi, tantomeno consigliare a qualcuno, chiunque sia di vedere il programma o peggio ancora di votare per questo è inaccetabile!!!E alla tua richiesta di interessarmi alla sua finta e relativamente durevole storia con un altra concorrente, non mi lasci altra scelta, se non risponderti con:" MA BAE E CACA!!!"
F.B
F.B
sabato 27 novembre 2010
Talvolta si cita perchè qualcuno ha già spiegato le cose meglio di come potresti
Oggi su Repubblica Adriano Sofri ha citato (tra altri bei versi) questa poesia.
Titos Patrikios
La resistenza dei fatti
Nessun verso può rovesciare i regimi
avevo scritto anni prima
e ancor oggi me lo rinfacciano.
Ma i versi assolvono alla loro funzione
mostrano i regimi, dicono il loro nome
anche quando cercano di abbellirsi
di rinnovare un poco la vetrina
di cambiare denominazione e insegna.
I versi, anzi, qualche volta sorprendono
i leader in posizioni inattese
sicuri che nessuno li veda
con le mutande ingiallite e aperte
prima d’indossare le brache o i pantaloni
con gambe ossute e pantofole stracciate
prima d’infilarsi le scarpe o gli stivali,
la pancia debordante prima di tirarla in dentro
per abbottonarsi la giacca militare civile
con la dentiera lasciata nel bicchiere
prima di riprovare lo storico discorso,
con la pappagorgia e le guance pendule
prima di alzare il mento volitivo
prima ad guardare, perennemente giovani, al futuro.
I versi non rovesciano i regimi
ma certamente vivono più a lungo
di tutti i loro manifesti.
Chiudo dicendo: Dio benedica wikileaks!
Titos Patrikios
La resistenza dei fatti
Nessun verso può rovesciare i regimi
avevo scritto anni prima
e ancor oggi me lo rinfacciano.
Ma i versi assolvono alla loro funzione
mostrano i regimi, dicono il loro nome
anche quando cercano di abbellirsi
di rinnovare un poco la vetrina
di cambiare denominazione e insegna.
I versi, anzi, qualche volta sorprendono
i leader in posizioni inattese
sicuri che nessuno li veda
con le mutande ingiallite e aperte
prima d’indossare le brache o i pantaloni
con gambe ossute e pantofole stracciate
prima d’infilarsi le scarpe o gli stivali,
la pancia debordante prima di tirarla in dentro
per abbottonarsi la giacca militare civile
con la dentiera lasciata nel bicchiere
prima di riprovare lo storico discorso,
con la pappagorgia e le guance pendule
prima di alzare il mento volitivo
prima ad guardare, perennemente giovani, al futuro.
I versi non rovesciano i regimi
ma certamente vivono più a lungo
di tutti i loro manifesti.
Chiudo dicendo: Dio benedica wikileaks!
mercoledì 24 novembre 2010
Tanto per dire!
E: Chi sei?
V: Chi? Chi è soltanto la forma conseguente alla funzione… ma ciò che sono è un uomo in maschera.
E: Ah, questo lo vedo.
V: Certo. Non metto in dubbio le tue capacità di osservazione. Sto semplicemente sottolineando il paradosso del chiedere ad un uomo mascherato chi egli sia.
E: Ah, giusto…
V: Io, come Dio, non gioco a dadi e non credo alle coincidenze.
F.B
V: Chi? Chi è soltanto la forma conseguente alla funzione… ma ciò che sono è un uomo in maschera.
E: Ah, questo lo vedo.
V: Certo. Non metto in dubbio le tue capacità di osservazione. Sto semplicemente sottolineando il paradosso del chiedere ad un uomo mascherato chi egli sia.
E: Ah, giusto…
V: Io, come Dio, non gioco a dadi e non credo alle coincidenze.
F.B
venerdì 19 novembre 2010
Perchè mi piace Harry Potter
Oggi, 19 Novembre 2010, per molti è un giorno importante. Oggi uscirà in tutto il mondo la prima parte dell'ultimo capitolo di Harry Potter.
Molti storcono il naso quando confesso (talvolta mi sembra davvero di confessare un peccato) di essermi appassionato alla saga. Non sono un fan accanito, non ho letto neanche tutti i libri, solo gli ultimi due, eppure ammetto di essere affezionato al personaggio e alla storia; andrò sicuramente al cinema a vedere il film e immagino che sarà emozionante, anche se conosco già la storia e come andrà a finire.
Lo ammetto, anche io pensavo si trattasse di un libro, e poi di un film, per bambini, dunque l'ho snobbato per lungo tempo.
La mia sorpresa è stata massima quando, una volta visto il primo film, ho apprezzato trama, personaggi e ambientazione. Col tempo ho poi capito che la complessità dell'intreccio cresce col crescere dei personaggi, così come la durezza degli eventi raccontati.
Pur avendo dei bambini come protagonisti, la saga di Harry Potter è complessa, e si presta a diverse letture, come solo i grandi racconti sanno fare.
Ma ciò che mi ha fatto rivalutare il tutto è la complessità di ogni personaggio. Pur essendo, almeno all'inizio, una specie di fiaba, con i buoni, i cattivi, i finti buoni e i finti cattivi, ogni personaggio presenta una personalità complessa: ognuno, anche il buonissimo protagonista, mostra le proprie miserie, si scontra con i propri istinti, prende decisioni difficili, sbaglia e si redime.
Il tutto condito da una fantasia spettacolare: le trovate dell'autrice, pur collocabili in un filone di letteratura riconoscibile (il tanto vituperato fantasy), stupiscono sempre. Ogni particolare è ben curato, anche perchè i tanti misteri presenti nel lungo cammino di Harry verso lo scontro finale vengono spesso risolti tramite la comprensione dei dettagli. Harry Potter è senz'altro un fantasy, ma con dei risvolti tipici del giallo, e, negli ultimi libri, con caratteristiche tipiche dell'horror.
Ma la sua vera forza, ripeto, è nella profondità dei personaggi. faccio un esempio: Silente, il preside della scuola di magia in cui studia il protagonista, viene descritto come un mago vecchio stile: vecchio, barba bianca, e particolarmente saggio. Tuttavia il personaggio non si ferma a questo stereotipo: è una persona combattuta, diffidente, calcolatrice, che conosce il valore dell'amore ma anche la necessità del sacrificio di alcuni per il bene degli altri.
Concludo dicendo che la forza del racconto è che non si riesce a simpatizzare per un personaggio in ogni momento del racconto: è forte, talvolta, la repulsione nei confronti di alcuni dei beniamini, perchè, essendo umani, si fanno sopraffare dagli istinti peggiori. Questo rende il tutto più interessante, più vero, più reale, nonostante le bacchette magiche e le scope volanti.
Harry Potter, come tutti i grandi romanzi, parla di noi; con il pretesto di un mondo lontano e inverosimile si permette di attaccare, accusare, di far pensare. Per me questa è la qualità migliore, in qualsiasi racconto.
RS
Molti storcono il naso quando confesso (talvolta mi sembra davvero di confessare un peccato) di essermi appassionato alla saga. Non sono un fan accanito, non ho letto neanche tutti i libri, solo gli ultimi due, eppure ammetto di essere affezionato al personaggio e alla storia; andrò sicuramente al cinema a vedere il film e immagino che sarà emozionante, anche se conosco già la storia e come andrà a finire.
Lo ammetto, anche io pensavo si trattasse di un libro, e poi di un film, per bambini, dunque l'ho snobbato per lungo tempo.
La mia sorpresa è stata massima quando, una volta visto il primo film, ho apprezzato trama, personaggi e ambientazione. Col tempo ho poi capito che la complessità dell'intreccio cresce col crescere dei personaggi, così come la durezza degli eventi raccontati.
Pur avendo dei bambini come protagonisti, la saga di Harry Potter è complessa, e si presta a diverse letture, come solo i grandi racconti sanno fare.
Ma ciò che mi ha fatto rivalutare il tutto è la complessità di ogni personaggio. Pur essendo, almeno all'inizio, una specie di fiaba, con i buoni, i cattivi, i finti buoni e i finti cattivi, ogni personaggio presenta una personalità complessa: ognuno, anche il buonissimo protagonista, mostra le proprie miserie, si scontra con i propri istinti, prende decisioni difficili, sbaglia e si redime.
Il tutto condito da una fantasia spettacolare: le trovate dell'autrice, pur collocabili in un filone di letteratura riconoscibile (il tanto vituperato fantasy), stupiscono sempre. Ogni particolare è ben curato, anche perchè i tanti misteri presenti nel lungo cammino di Harry verso lo scontro finale vengono spesso risolti tramite la comprensione dei dettagli. Harry Potter è senz'altro un fantasy, ma con dei risvolti tipici del giallo, e, negli ultimi libri, con caratteristiche tipiche dell'horror.
Ma la sua vera forza, ripeto, è nella profondità dei personaggi. faccio un esempio: Silente, il preside della scuola di magia in cui studia il protagonista, viene descritto come un mago vecchio stile: vecchio, barba bianca, e particolarmente saggio. Tuttavia il personaggio non si ferma a questo stereotipo: è una persona combattuta, diffidente, calcolatrice, che conosce il valore dell'amore ma anche la necessità del sacrificio di alcuni per il bene degli altri.
Concludo dicendo che la forza del racconto è che non si riesce a simpatizzare per un personaggio in ogni momento del racconto: è forte, talvolta, la repulsione nei confronti di alcuni dei beniamini, perchè, essendo umani, si fanno sopraffare dagli istinti peggiori. Questo rende il tutto più interessante, più vero, più reale, nonostante le bacchette magiche e le scope volanti.
Harry Potter, come tutti i grandi romanzi, parla di noi; con il pretesto di un mondo lontano e inverosimile si permette di attaccare, accusare, di far pensare. Per me questa è la qualità migliore, in qualsiasi racconto.
RS
giovedì 11 novembre 2010
L'ideale dell'ostrica, ovvero: l'immobilità sociale in Italia
In un regime di mercato un lavoro dovrebbe essere affidato alla persona più produttiva, a quella più preparata per compiere una funzione, così da massimizzare l'utilità complessiva del sistema.
In gergo comune, si chiama meritocrazia, in termini economici è condizione necessaria (ma non sufficiente) per la massima efficienza del sistema.
Premiare le persone più preparate, oltre a essere un valore di per sé, procura dunque vantaggi.
Eppure sappiamo benissimo che le cose non vanno così: diciamolo chiaramente, la competizione non è ad armi pari. Se una persona ha una famiglia facoltosa alle spalle ha più possibilità di fare studi di migliore qualità, esperienze di vita più importanti, ha maggiore possibilità di aspettare l'occupazione giusta.
Una certa ingiustizia, nella competizione, esiste ed esisterà sempre. Tuttavia, finché esiste un premio al merito, le disparità sociali possono essere cobattute.
Ma in un sistema in cui il merito non conta niente, un sistema in cui contino solo le conoscenze nostre o della nostra famiglia?
Un sistema del genere non può che crollare, perché le persone che studiano e si applicano non hanno possibilità di accedere alle posizioni di lavoro che spetterebbero loro, e le persone sicure di ottenere il posto sanno che questa possibilità non dipende dagli studi fatti. Un equilibrio di questo tipo non può che creare inefficienza.
Lo studio dovrebbe servire ai giovani per emanciparsi dalla condizione sociale in cui sono nati, per salire alcuni gradini di una lunga scala. Ma stranamente in Italia i figli di notai sono quasi sempre notai, i figli di medici sono medici, i figli di giornalisti sono giornalisti, e così via. I figli delle persone normali, pur avendo garantiti i propri diritti dalla costituzione, si scontrano spesso con l'ideale dell'ostrica: quando cercano di staccarsi dal posto, dalla posizione in cui si trovano, vengono devastati dal mondo, che li fagocita, li sputa, li distrugge senza dar loro alcuna soddisfazione...
In gergo comune, si chiama meritocrazia, in termini economici è condizione necessaria (ma non sufficiente) per la massima efficienza del sistema.
Premiare le persone più preparate, oltre a essere un valore di per sé, procura dunque vantaggi.
Eppure sappiamo benissimo che le cose non vanno così: diciamolo chiaramente, la competizione non è ad armi pari. Se una persona ha una famiglia facoltosa alle spalle ha più possibilità di fare studi di migliore qualità, esperienze di vita più importanti, ha maggiore possibilità di aspettare l'occupazione giusta.
Una certa ingiustizia, nella competizione, esiste ed esisterà sempre. Tuttavia, finché esiste un premio al merito, le disparità sociali possono essere cobattute.
Ma in un sistema in cui il merito non conta niente, un sistema in cui contino solo le conoscenze nostre o della nostra famiglia?
Un sistema del genere non può che crollare, perché le persone che studiano e si applicano non hanno possibilità di accedere alle posizioni di lavoro che spetterebbero loro, e le persone sicure di ottenere il posto sanno che questa possibilità non dipende dagli studi fatti. Un equilibrio di questo tipo non può che creare inefficienza.
Lo studio dovrebbe servire ai giovani per emanciparsi dalla condizione sociale in cui sono nati, per salire alcuni gradini di una lunga scala. Ma stranamente in Italia i figli di notai sono quasi sempre notai, i figli di medici sono medici, i figli di giornalisti sono giornalisti, e così via. I figli delle persone normali, pur avendo garantiti i propri diritti dalla costituzione, si scontrano spesso con l'ideale dell'ostrica: quando cercano di staccarsi dal posto, dalla posizione in cui si trovano, vengono devastati dal mondo, che li fagocita, li sputa, li distrugge senza dar loro alcuna soddisfazione...
mercoledì 10 novembre 2010
Tutti in carrozza!!
Mi è sempre piaciuto viaggiare in treno, forse perchè mi ricorda tanto i vecchi film.
Non c’è niente di più gradevole, che stare seduti ad osservare la gente che freneticamente corre da una parte all’altra, ragazzi, miei coetanei, muniti di zaini, carici di panni sporchi da far lavare alla mammina, (come se in casa non avessero la lavatrice) , chi con valigie da “qualche giorno e via”, stracariche di sentimenti ed entusiasmi, e uomini in abito, con una ventiquattrore strabordante di fogli e con l’espressione di chi porta il peso della solitudine sulla coscienza, pentiti del nomadismo che li tiene incatenati al lavoro, lasciandogli troppo poco tempo da dedicare alla famiglia,( ammesso che l’abbiano!).
E poi ci sono io, carica di felicità, come ogni volta che percorro questo tragitto, e la felicità Trenitalia te la fa pagare cara,molto cara!!!
Baldanzosa salgo sul treno e mi affretto ad accupare il mio posto, mentre dall’autoparlante arriva rimbombante e chiassosa la voce del capotreno:”Benvenuti a bordo del treno intercity 583 diretto a Napoli centrale, ferma a Prato, Firenze Rifredi, Arezzo, Chianciano Terme, Orvieto,Orte, Roma termini ,Latina”...e poi ancora una lista lunghissma, tanto quanto il tragitto da percorrere, e mentre il capotreno ci comunica del tale che si aggira per il treno vendendo snak, bibite fredde e calde, io inizio a pensare a dei diversivi per ingannare le quattro ore e mezza di viaggio che mi aspettano, e mentre cerco di studiare un pò vengo distratta dalla chiassosa risata della signora che mi siede di fronte, grassa, rossa e terribilmente unta.
Mastica nervosamente una cingomma, mi scruta e mi sorride, per lo stesso motivo per cui lo fanno tutte: si domanda quanti anni ho, come mai alla mie età, da lei presunta, io sia su un treno, piuttosto che a scuola, o più semplicemente se il colore dei miei capelli sia naturale oppure frutto delle nuove colorazioni!!
Probabilmente non lo saprà mai, ma continua a fissarmi e crede di poter leggere nel mio sgurdo, e per evitare di doverla fissare a mia volta, mi volto e guardo fuori dal finestrino, finchè il dondolio mi costringe a chiudere gli occhi.
Li riapro guardando fuori dal finestrino, piacevolmente sorpresa di essere in Toscana, e mentre il mio sguardo si perde lungo i filari di vite che mi scorrono davanti, il treno effettua la sua seconda fermata..Richiudo gli occhi...
Il mio terzo risveglio è piùttosto brusco, delle urla richiamano la mia attenzione :”mikhelè, mikhelè ahm, allacaum, no, no, io pagato tutto..”Ovviamente nel mo viaggio non poteva mancare il solito passaggero straniero che litiga con il controllore, il quale lo minaccia di chiamare i carabinieri e “sim sala bim”....eccoli qui!!!Dentro la loro insipida e sbrilluccicante divisa, attraversano la carrozza con passo deciso e l’aria scocciata di chi è stato interrotto mentre si pregustava la sua deliziosa peperonata !!
Alla fine il loro intervento riesce a placare gli animi, in particolare del controllore che paonazzo dal mancato infarto, entra nel bagno dei passeggeri per darsi una rinfrescata e riacquistare un colore umano; dopo questo breve ma intenso teatrino mi volto riaccocolandomi tra le braccia di Morfeo.
Dopo il mio ultimo riposino, l’atmosfera del vagone sembra completamente cambiata, c’è un silenzio quasi assordante che fortunamente viene interrotto dallo stridere dei freni e poi la brusca frenata...
Mi riprendo rapidamente dal colpo dato con la testa al finestrino e mentre mi massaggio dolorante la testa, mi guardo intorno e mi rendo conto che ci siamo fermati sopra un ponte e la vegetazione mi circonda.Non posso far a meno di assapore questo dolce momento di autunno in cui gli alberi sono tutti gialli con sfumature arancioni e tra tutti ce n’è uno davvero molto speciale, diverso, si distingue perchè possiede solo foglie rosse.
Delle bellissime e venosissime foglie rosse. Le fisso intensamente catturandone al massimo la loro unicità, prima di vedere il treno ripartire.
Un caldo e dolce raggio di sole fa capolino da una grossa nuvola, ed è proprio allora che capisco di essere arrivata a destinazione.
Ma la conferma di essere arrivata me la da, non i reperti fieri e imperanti che si intravedono già all’ingresso della stazione, nemmeno il cartello con la scritta Roma Termini, ma la voce di una mamma che chiede alla figlia:”che te fa la mamma da magnà?! Te vanno bene du spaghi? Oppure se pijiamo nà pizzetta ar volo e poi namo da papà tuo?!”
Si, sono arrivata!! Qui dove il sole è caldo, l’aria ha un odore dolciastro e la birra più bevuta è la Peroni!!
L’appagamento dei sensi...
F.B
martedì 9 novembre 2010
UNO SPECCHIO DAL PASSATO
Gli artisti che adoriamo, perchè le loro opere ci fanno impazzire e volare col pensiero.
Gli scrittori e i poeti che ci fanno sognare e ci fanno dimenticare le fatiche delle nostre giornate.
Gli scienziati che ammiriamo e ci fanno meravigliare di quanto la nostra specie sappia fare.
Tutte queste persone, che un po' ci fanno inorgoglire, per il solo fatto di essere nostri simili e un po' ci portano a invidiarle, perchè vorremmo somigliare a loro...
Tante, tantissime di queste persone, sono quelle che avremmo sfottuto, emarginato e giudicato “sfigate”, quando eravamo ragazzi.
2.12 - 9.11.2010
Nel viso di alcuni amici ci sono gli occhi di un angelo, in altri lo sguardo di un diavolo. Entrambi sono accetti, come in ognuno di noi convive il bene e il male.
M.L.M.
M.L.M.
lunedì 8 novembre 2010
La volontà popolare in un regime parlamentare
Magari mi sbaglio, ma mi sembra che il nostro ordinamento politico non abbia MAI approvato nessuna riforma costituzionale riguardante l'assetto parlamentare del sistema politico.
Per questo motivo la litanìa che ci accompagna da anni secondo cui il popolo ha ELETTO il governo è un falso storico.
L'elettorato decide la composizione parlamentare (tacendo degli effetti distorcenti dei sistemi elettorali) e il Presidente della Repubblica nomina un Presidente del Consiglio (previa consultazione dei leader dei gruppi parlamentari), cui delega il compito di definire una squadra di governo
Il governo, inoltre, necessita di presentarsi in parlamento così da ottenere la fiducia da parte della maggioranza dei membri di entrambe le Camere.
Se un governo perde questa fiducia, anche nel mezzo del proprio mandato, può o dimettersi volontariamente, o cadere perchè perde un voto su cui esso stesso ha posto la fiducia, o in seguito a un voto di sfiducia, proposto dagli stessi membri del Parlamento.
Se un governo cade in un regime parlamentare, però, non si deve andare FORZATAMENTE a nuove elezioni. Il parlamento può garantire la fiducia a un nuovo governo, di diversa composizione politica o anche solo guidato da persone diverse.
Una pratica del genere non dovrebbe far gridare allo scandalo, è tipico della vita democratica, è stata una prassi diffusa nel lungo periodo che va dal 1948 al 1992.
Votare è un diritto importantissimo, che permette a tutti di contribuire alla presa di decisioni, ma votare spesso può essere deleterio per la democrazia. Un regime parlamentare permette agli eletti di esercitare il proprio potere per l'intera legislatura, che può durare massimo per 5 anni, andando anche contro i partiti grazie ai quali hanno conquistato la propria posizione.
La sanzione dell'elettorato non dovrebbe essere sull'operato del governo, ma sui parlamentari che hanno contribuito a eleggere, dunque solo indirettamente sulla scelta di appoggiare o essere contro l'esecutivo: è in questo modo che si garantisce la volontà popolare, permettendo ai cittadini di esprimere le proprie preferenze riguardo ai candidati parlamentari.
Ovviamente in un regime bipolare la composizione del futuro governo è prevedibile, se si conoscono i risultati elettorali. Ma se nessuna delle due forze maggiori ottiene una solida maggioranza, questo regime permette la formazione di governi di composizione differente, legittimi e democratici come qualunque altro.
Dunque, dovesse cadere il governo, per il nostro bene, io auspico che NON si torni a votare. Bloccare l'attività di governo per mesi, in occasione di una nuova campagna elettorale, non può che essere deleterio per uno Stato che vive un momento di grandi difficoltà. Sarebbe molto più proficuo governare e smettere di litigare; trovare accordi su alcuni punti chiave, cruciali per il rilancio di una situazione economica disastrosa e di un mercato del lavoro asfittico, per combattere criminalità e corruzione diffuse.
R.S.
Per questo motivo la litanìa che ci accompagna da anni secondo cui il popolo ha ELETTO il governo è un falso storico.
L'elettorato decide la composizione parlamentare (tacendo degli effetti distorcenti dei sistemi elettorali) e il Presidente della Repubblica nomina un Presidente del Consiglio (previa consultazione dei leader dei gruppi parlamentari), cui delega il compito di definire una squadra di governo
Il governo, inoltre, necessita di presentarsi in parlamento così da ottenere la fiducia da parte della maggioranza dei membri di entrambe le Camere.
Se un governo perde questa fiducia, anche nel mezzo del proprio mandato, può o dimettersi volontariamente, o cadere perchè perde un voto su cui esso stesso ha posto la fiducia, o in seguito a un voto di sfiducia, proposto dagli stessi membri del Parlamento.
Se un governo cade in un regime parlamentare, però, non si deve andare FORZATAMENTE a nuove elezioni. Il parlamento può garantire la fiducia a un nuovo governo, di diversa composizione politica o anche solo guidato da persone diverse.
Una pratica del genere non dovrebbe far gridare allo scandalo, è tipico della vita democratica, è stata una prassi diffusa nel lungo periodo che va dal 1948 al 1992.
Votare è un diritto importantissimo, che permette a tutti di contribuire alla presa di decisioni, ma votare spesso può essere deleterio per la democrazia. Un regime parlamentare permette agli eletti di esercitare il proprio potere per l'intera legislatura, che può durare massimo per 5 anni, andando anche contro i partiti grazie ai quali hanno conquistato la propria posizione.
La sanzione dell'elettorato non dovrebbe essere sull'operato del governo, ma sui parlamentari che hanno contribuito a eleggere, dunque solo indirettamente sulla scelta di appoggiare o essere contro l'esecutivo: è in questo modo che si garantisce la volontà popolare, permettendo ai cittadini di esprimere le proprie preferenze riguardo ai candidati parlamentari.
Ovviamente in un regime bipolare la composizione del futuro governo è prevedibile, se si conoscono i risultati elettorali. Ma se nessuna delle due forze maggiori ottiene una solida maggioranza, questo regime permette la formazione di governi di composizione differente, legittimi e democratici come qualunque altro.
Dunque, dovesse cadere il governo, per il nostro bene, io auspico che NON si torni a votare. Bloccare l'attività di governo per mesi, in occasione di una nuova campagna elettorale, non può che essere deleterio per uno Stato che vive un momento di grandi difficoltà. Sarebbe molto più proficuo governare e smettere di litigare; trovare accordi su alcuni punti chiave, cruciali per il rilancio di una situazione economica disastrosa e di un mercato del lavoro asfittico, per combattere criminalità e corruzione diffuse.
R.S.
domenica 7 novembre 2010
Most loved characters..
Ok, lo ammetto, sono afflitto da una forte dipendenza da serie TV, è un problema che so di avere, ma non riesco a farne a meno, nè ho intenzione di rivolgermi a uno specialista per guarire da questo (in fin dei conti piacevole) male.
Anche se non siete dei fan accaniti, sono sicuro che tutti avete nel cuore almeno un personaggio; per questo motivo ho deciso di scrivere questo post: cercherò di fornire una lista assolutamente approssimativa e non esauriente dei personaggi migliori delle serie TV, di oggi e del passato.
Partiamo dal passato. Chi non ricorda Michael Knight, personaggio interpretato da Daivd Hasselhoff, poi Mitch di baywatch? Chi non ha sognato di guidare la macchina nera parlante, e poi, un po' cresciuto, di farsi Pamela Anderson?
E che dire delle serie per adolescenti, nate nei primi anni '90, che ci hanno rovinato la vita? I ciuffi improbabili proposti da i protagonisti di Beverly Hills, le paranoie di Dawson's Creek (temo abbia rovinato più persone di quanto crediamo). Non ci sono rimasti in testa? Non hanno avuto ripercussioni sulla nostra ontologia? Ci ha reso persone peggiori?
La risposta è SI
Ma il limbo degli anni '90 ha prodotto forse i peggiori personaggi da serie TV della storia.
.
Il meglio viene prima della nostra nascita, o negli ultimi 10 anni.
Tornando indietro nel tempo individuo tre miti assoluti
Il tenente Colombo: con la sua aria svagata e il suo acume, intervallato da battute, racconti sulla moglie, scenette paradossali, ci accompagna alla risoluzione di casi complicati. L'espressione con l'occhio storto rimane inimitabile
Stursky e Hutch: due sbirri! apprezzano le belle signore, fanno a botte, non indossano mai la divisa, e frequentano gli ambienti cattivi. Il tutto in un'atmosfera anni 70, con una colonna sonora da urlo.
Ralph supermaxieroe: UN MITO! il supereroe più strampalato della storia. Ralph ha trovato una tuta che gli conferisce poteri sovraumani, ma non è in grado di usarla perfettamente. Episodi divertenti, tra ruzzoloni per terra, figuracce e atti eroici.
Ricordo poco di questa serie, ma rimane il sapore del mito, nei meandri della mia memoria.
Tra le serie degli anni 2000 i personaggi fantastici sono tantissimi, fornirò una breve carrellata:
Dott. House: un dottore che ama i puzzle, e odia le persone. Casi disperati e filosofia spicciola, il tutto condito da sana misantropia.
Jack Bawer (24): L'unico uomo che potrebbe battere Chuck Norris, chi lo conosce cerca di evitarlo. Chi lo ama di solito muore (in una delle 8 stagioni della serie)
Dexter: l'assassino che ammazza solo assassini. Il serial killer più efferato di Miami ha uno charme irresistibile. bello da morire...
Kara Trace (Battlestar Galactica): migliori pilota di viper in una guerra disperata contro le macchine, si caratterizza per la poca coerenza e per la complessità del personaggio.
Sheldon (Big Bang Theory): un genio assoluto, che non capisce le convenzioni sociali. il risultato è esilarante.
Michael Schofield (prison Break): nelle prime due stagioni, in cui la serie è tra le migliori di sempre, il personaggio è fantastico: un genio autistico con una memoria d'elefante
Ma il migliore è lui, non c'è niente da fare
Benjamin Linus: il cattivo di Lost, il genio del male, il manipolatore. L'aspetto da rettile, coi suoi occhi a palla, l'acume del genio votato al male. Ho amato questo personaggio dal primo momento in cui l'ho visto. Ho sognato di essere lui, di prendere per il naso tutte le persone con cui ho a che fare, ho sognato anche di avere una figlia adottiva come Alex (ma questo è un altro discorso).
Mito assoluto!!!!!
E voi avete altri personaggi da proporre? Sicuramente ne ho dimenticato una miriade.
R.S.
Anche se non siete dei fan accaniti, sono sicuro che tutti avete nel cuore almeno un personaggio; per questo motivo ho deciso di scrivere questo post: cercherò di fornire una lista assolutamente approssimativa e non esauriente dei personaggi migliori delle serie TV, di oggi e del passato.
Partiamo dal passato. Chi non ricorda Michael Knight, personaggio interpretato da Daivd Hasselhoff, poi Mitch di baywatch? Chi non ha sognato di guidare la macchina nera parlante, e poi, un po' cresciuto, di farsi Pamela Anderson?
E che dire delle serie per adolescenti, nate nei primi anni '90, che ci hanno rovinato la vita? I ciuffi improbabili proposti da i protagonisti di Beverly Hills, le paranoie di Dawson's Creek (temo abbia rovinato più persone di quanto crediamo). Non ci sono rimasti in testa? Non hanno avuto ripercussioni sulla nostra ontologia? Ci ha reso persone peggiori?
La risposta è SI
Ma il limbo degli anni '90 ha prodotto forse i peggiori personaggi da serie TV della storia..
Il meglio viene prima della nostra nascita, o negli ultimi 10 anni.
Tornando indietro nel tempo individuo tre miti assoluti
Il tenente Colombo: con la sua aria svagata e il suo acume, intervallato da battute, racconti sulla moglie, scenette paradossali, ci accompagna alla risoluzione di casi complicati. L'espressione con l'occhio storto rimane inimitabile
Stursky e Hutch: due sbirri! apprezzano le belle signore, fanno a botte, non indossano mai la divisa, e frequentano gli ambienti cattivi. Il tutto in un'atmosfera anni 70, con una colonna sonora da urlo.
Ralph supermaxieroe: UN MITO! il supereroe più strampalato della storia. Ralph ha trovato una tuta che gli conferisce poteri sovraumani, ma non è in grado di usarla perfettamente. Episodi divertenti, tra ruzzoloni per terra, figuracce e atti eroici.
Ricordo poco di questa serie, ma rimane il sapore del mito, nei meandri della mia memoria.
Tra le serie degli anni 2000 i personaggi fantastici sono tantissimi, fornirò una breve carrellata:
Dott. House: un dottore che ama i puzzle, e odia le persone. Casi disperati e filosofia spicciola, il tutto condito da sana misantropia.
Jack Bawer (24): L'unico uomo che potrebbe battere Chuck Norris, chi lo conosce cerca di evitarlo. Chi lo ama di solito muore (in una delle 8 stagioni della serie)
Dexter: l'assassino che ammazza solo assassini. Il serial killer più efferato di Miami ha uno charme irresistibile. bello da morire...
Kara Trace (Battlestar Galactica): migliori pilota di viper in una guerra disperata contro le macchine, si caratterizza per la poca coerenza e per la complessità del personaggio.
Sheldon (Big Bang Theory): un genio assoluto, che non capisce le convenzioni sociali. il risultato è esilarante.
Michael Schofield (prison Break): nelle prime due stagioni, in cui la serie è tra le migliori di sempre, il personaggio è fantastico: un genio autistico con una memoria d'elefante
Ma il migliore è lui, non c'è niente da fare
Benjamin Linus: il cattivo di Lost, il genio del male, il manipolatore. L'aspetto da rettile, coi suoi occhi a palla, l'acume del genio votato al male. Ho amato questo personaggio dal primo momento in cui l'ho visto. Ho sognato di essere lui, di prendere per il naso tutte le persone con cui ho a che fare, ho sognato anche di avere una figlia adottiva come Alex (ma questo è un altro discorso).
Mito assoluto!!!!!
E voi avete altri personaggi da proporre? Sicuramente ne ho dimenticato una miriade.
R.S.
venerdì 5 novembre 2010
Cosa ho capito negli ultimi mesi
"Anche la disperazione impone dei doveri
e l'infelicità può essere preziosa"
Non temo il mio tempo, è una questione di spazio....
e l'infelicità può essere preziosa"
Non temo il mio tempo, è una questione di spazio....
On Green Rocket Street
Come nei film americani sugli Alcolisti Anonimi:"Ciao, io sono Alessio.."
e tutti: "Ciao Alessio!"...
Mi sembrava un bel modo per rompere il ghiaccio.
Per prima cosa lavatevi le mani. Tagliate un mazzetto di rucola.
Lanciatelo dentro il mixer (se non lo possedete potete passare al post successivo). Hah che allitterazione!
Tagliate delle scaglie di grana.
Lanciatele con violenza dentro il mixer.
Tritate un pò di aglio e prezzemolo e adagiateli all'interno dell'apparecchio.
Rilassatevi e mettete su un bel brano jazz, tipo On Green Dolphin Street di Bill Evans. E' l'uomo qui sopra.
Aggiungete al composto un cucchiaio d'olio extravergine. Sale e pepe q.b. Frullate il tutto. Sentite il buon Bill? Che lirismo! Che voicings!...No che non lo sentite! Spegnete il frullatore. Ora va meglio.
Dovreste aver ottenuto un composto omogeneo. E verde. A questo punto un mio amico vi avrebbe consigliato di buttare via tutto, aprire una buona bottiglia di vino e tracannarvela. Ma voi potete condirci la pasta. E buon appetito!
"Grazie, alla prossima!"
e tutti: "Ciao Alessio!"
giovedì 4 novembre 2010
Caos ed equilibrio o caos e disordine?
Iniziamo da questa domanda: il contrario di caos è equilibrio o disordine? o qualche altra parola?
Potrei dire che il caos è camera mia, se pensassi che il contrario di caos sia ordine. camera mia manca di ordine ma manifesta un certo approssimativo equilibrio, che mi permette di individuare gli oggetti che mi servono, di muovermi al suo interno, di viverci con una certa facilità.
Ma per molti il contrario di caos è proprio equilibrio
Io non la vedo in questo modo.
Non per buttarla in politica, lungi da me; come sapete è un argomento che neanche mi interessa (parlerei volentieri di macchine e di pettegolezzi sconci, ma nessuno al mondo ne è interessato), ma l'italia è nel caos, e su questo c'è poco da discutere. La cosa terribile, a mio avviso, è che nonostante la totale mancanza di controllo sulle cose, sulle illegalità, sulle infiltrazioni mafiose, esiste un equilibrio solido, che permette a pochi di ottenere ciò che vogliono.
Quando esiste un equilibrio, a dispetto del caos, è difficile scalfirlo. Sarebbe necessario un completo cambiamento di paradigma, non la protesta di un gruppo, ma una profonda modifica nel modo di pensare della gente, un'analisi su se stessi in primo luogo.
Il caos in Italia si regge sugli assunti che la gente neanche più discute (pensa a te stesso, fatti gli affari tuoi, così va il mondo). Conosco molte persone che, davanti a notizie sconcertanti, si guardano intorno e vedono l'indifferenza della gente, sconsolate. Il problema è che per molti alcune notizie possono non essere rilevanti, perchè non li riguardano, perchè riguardano le persone potenti, che sono tutte uguali, non possono essere rimosse, non possono essere cambiate. Meglio farsi gli affari propri.
L'equilibrio nel mezzo del caos non si abbatte estremizzando il confronto, o urlando allo scandalo. I penso che sia necessario far pensare alla gente le cose che dà per scontate, far capire quanto alcuni ragionamenti si poggiano su presupposti mostruosi, anti-sociali, reazionari. Occorre che la gente sia consapevole delle proprie miserie, del proprio egoismo.
Verga parlava del "ideale dell'ostrica": in un mondo troppo difficile da affrontare non abbandonare la roccia a cui sei attaccato, non provare a fare il passo più lungo della gamba, perchè il sistema ti mangerà vivo, mantenendo l'equilibrio. A me sembra che in Italia molti la vedano ancora così: meglio lasciar perdere le cose più grandi di noi, meglio pensare al nostro piccolo orticello.
Ma anche quelli che vogliono cambiare le cose secondo me sbagliano. Urlare contro il nemico, cercare la demonizzazione, presentarsi come portatori di innovazione: queste pratiche radicalizzano lo scontro e non permettono di ragionare con gli altri, di provare a condividere conoscenze e punti di vista. Il potere costituito ha sempre bisogno di un nemico, di un avversario. Diventare nemico del potere, legale o illegittimo che sia, equivale a fare il suo gioco.
Le persone capiscono molto meglio le dinamiche di contrapposizione frontale tra due parti, ma non scelgono con la testa da che parte stare, usano solo la pancia: é il caos che si impadronisce di loro, stabilendo un equilibrio creato dalla contrapposizione di due forze.
Non ho una soluzione per rompere l'equilibrio, ho solo una mia linea guida: qualsiasi cosa faccio, cerco di coglierne ogni lato. Ragiono su come alcuni strumenti possono in qualche modo controllarmi, e su come alcune mie azioni derivano dalla miseria che è dentro me, come è dentro ognuno di noi.
Non riesco, solitamente, a schierarmi incondizionatamente da una parte, anzi cerco di discutere delle contraddizioni esistenti, di trovare punti di vista in comune di fare casino. Perchè con lo scontro non si ottiene niente, con le rivoluzioni di un gruppo contro un altro non si può che ottenere la vittoria di un gruppo su un altro. Rivoluzione si, parola suggestiva, ma un rivoluzione di pensiero, che intacchi i confini, che sia trasversale, che faccia parlare tra loro vecchi nemici, che crei disordine, che combatta l'equilibrio.
Dunque dico, viva il disordine, lo smantellamento della contrapposizione frontale:
USIAMO IL DISORDINE PER CONTRASTARE IL CAOS.
Usiamo il pensiero per far pensare la gente, non per convincerli che abbiamo ragione. Dal disordine si può giungere a un nuovo equilibrio, col disordine si può combattere il caos.
Potrei dire che il caos è camera mia, se pensassi che il contrario di caos sia ordine. camera mia manca di ordine ma manifesta un certo approssimativo equilibrio, che mi permette di individuare gli oggetti che mi servono, di muovermi al suo interno, di viverci con una certa facilità.
Ma per molti il contrario di caos è proprio equilibrio
Io non la vedo in questo modo.
Non per buttarla in politica, lungi da me; come sapete è un argomento che neanche mi interessa (parlerei volentieri di macchine e di pettegolezzi sconci, ma nessuno al mondo ne è interessato), ma l'italia è nel caos, e su questo c'è poco da discutere. La cosa terribile, a mio avviso, è che nonostante la totale mancanza di controllo sulle cose, sulle illegalità, sulle infiltrazioni mafiose, esiste un equilibrio solido, che permette a pochi di ottenere ciò che vogliono.
Quando esiste un equilibrio, a dispetto del caos, è difficile scalfirlo. Sarebbe necessario un completo cambiamento di paradigma, non la protesta di un gruppo, ma una profonda modifica nel modo di pensare della gente, un'analisi su se stessi in primo luogo.
Il caos in Italia si regge sugli assunti che la gente neanche più discute (pensa a te stesso, fatti gli affari tuoi, così va il mondo). Conosco molte persone che, davanti a notizie sconcertanti, si guardano intorno e vedono l'indifferenza della gente, sconsolate. Il problema è che per molti alcune notizie possono non essere rilevanti, perchè non li riguardano, perchè riguardano le persone potenti, che sono tutte uguali, non possono essere rimosse, non possono essere cambiate. Meglio farsi gli affari propri.
L'equilibrio nel mezzo del caos non si abbatte estremizzando il confronto, o urlando allo scandalo. I penso che sia necessario far pensare alla gente le cose che dà per scontate, far capire quanto alcuni ragionamenti si poggiano su presupposti mostruosi, anti-sociali, reazionari. Occorre che la gente sia consapevole delle proprie miserie, del proprio egoismo.
Verga parlava del "ideale dell'ostrica": in un mondo troppo difficile da affrontare non abbandonare la roccia a cui sei attaccato, non provare a fare il passo più lungo della gamba, perchè il sistema ti mangerà vivo, mantenendo l'equilibrio. A me sembra che in Italia molti la vedano ancora così: meglio lasciar perdere le cose più grandi di noi, meglio pensare al nostro piccolo orticello.
Ma anche quelli che vogliono cambiare le cose secondo me sbagliano. Urlare contro il nemico, cercare la demonizzazione, presentarsi come portatori di innovazione: queste pratiche radicalizzano lo scontro e non permettono di ragionare con gli altri, di provare a condividere conoscenze e punti di vista. Il potere costituito ha sempre bisogno di un nemico, di un avversario. Diventare nemico del potere, legale o illegittimo che sia, equivale a fare il suo gioco.
Le persone capiscono molto meglio le dinamiche di contrapposizione frontale tra due parti, ma non scelgono con la testa da che parte stare, usano solo la pancia: é il caos che si impadronisce di loro, stabilendo un equilibrio creato dalla contrapposizione di due forze.
Non ho una soluzione per rompere l'equilibrio, ho solo una mia linea guida: qualsiasi cosa faccio, cerco di coglierne ogni lato. Ragiono su come alcuni strumenti possono in qualche modo controllarmi, e su come alcune mie azioni derivano dalla miseria che è dentro me, come è dentro ognuno di noi.
Non riesco, solitamente, a schierarmi incondizionatamente da una parte, anzi cerco di discutere delle contraddizioni esistenti, di trovare punti di vista in comune di fare casino. Perchè con lo scontro non si ottiene niente, con le rivoluzioni di un gruppo contro un altro non si può che ottenere la vittoria di un gruppo su un altro. Rivoluzione si, parola suggestiva, ma un rivoluzione di pensiero, che intacchi i confini, che sia trasversale, che faccia parlare tra loro vecchi nemici, che crei disordine, che combatta l'equilibrio.
Dunque dico, viva il disordine, lo smantellamento della contrapposizione frontale:
USIAMO IL DISORDINE PER CONTRASTARE IL CAOS.
Usiamo il pensiero per far pensare la gente, non per convincerli che abbiamo ragione. Dal disordine si può giungere a un nuovo equilibrio, col disordine si può combattere il caos.
Aooga Horn..
Questo signori, è un clacson.
Da un mesetto a questa parte, da quando abitiamo in questa nuova casa, capita ogni sera , nella strada che passa affianco a casa, di sentire verso le ore 20 questo suono.
Giorno dopo giorno, all'ora di cena, io e il mio ragazzo sentiamo questo allegro strombazzar, esattamente quattro colpi di questo simpaticissimo clacson.
La cosa più strana è che ogni volta che sentivamo questo Aooga horn (il suo nome in inglese) siamo in casa, quindi non sappiamo da chi provenga o che mezzo lo emetta.
Una sera per caso, ero in strada e proprio a quell'ora, fuori dalla pizzeria d'asporto che sta a 20 metri da casa mia, quando all'improvviso eccolo, AOOOOGA AOOOOGA! AOOOOGA AOOOOOGA! E' lui! Subito mi volto in strada, via massarenti, per vedere chi è, che mezzo ha e soprattutto capire PERCHE' suoni, ogni giorno, alla stessa ora il clacson quando passa di lì.
Era un motociclista, vestito di nero, casco nero e visiera alzata e non sembrava per nulla un ragazzino, anzi, un uomo adulto sulla cinquantina.
Non credevo ai miei occhi! Alessio era a lavoro e io ero sola davanti al motociclista misterioso che lo guardavo sfrecciare e suonare allegro il suo clacson per una, due, tre e quattro volte.
Quell'episodio naturalmente lo raccontai ad Alessio, che anche lui mostrava una certa curiosità verso l'appuntamento sonoro che ormai conoscevamo da un mese.
Oggi c'è stato un cambiamento, non alle 20, ma alle 16, il misterioso motociclista ha esordito per la strada con il suo "canto di combattimento". Subito io e Alessio ce ne siamo accorti e abbiamo commentato.
Spero di riuscire a scoprire qualcosa di più prima o poi, o magari di rivederlo, ma non posso passare il resto delle mie sere alle ore 20 all'incrocio aspettando che passi il motociclista compagnone.
Non so perché lo faccia, per chi o da quanto tempo lo faccia, ma vi dirò che questo saluto ogni volta che lo sento mi mette allegria, come quando saluti qualcuno che conosci da anni.
Come uno di famiglia.
M.L.M.
M.L.M.
mercoledì 3 novembre 2010
Capitolo 1
L'elisir della lunga vita
Sapevate che nel vino si nasconde l'ingrediente segreto che rende gli uomini immortali?
Ma vi siete mai chiesti che percorso abbia fatto, come sia arrivato sulle nostre tavole? Ma sopratutto quando bevete un bicchiere di vino vi siete mai fermati a riflettere sul fatto che dietro un calice di vino si celano millenni di storia umana?
Io me lo sono chiesta più e più volte, e la mia curiosità è stata abbondantemente saziata!!
Andiamo per gradi...
Etimologia del termine:
Dietro la parola vino si nasconde un intreccio di lingue.
Forse non tutti sanno che il termine “vino” affonda le sue origini nella cultura sanscrita,più precisamente deriva dal verbo venas, ovvero piacevole, da cui a sua volta deriva anche il nome latino Venus della dea Venere, che sappiamo essere la dea associata alla bellezza, alla fertilità e dunque dea indiscussa dell'amore!
Il termine latino vinum fu rielaborato nei secoli dalle lingue celte, subendo moltissime denominazioni, come per esempio dall’antico ebraico “iin” che attraverso il greco diventò “oinos”.
La storia ci insegna che...
I primi reperti fossili della vite risalgono a circa 2 milioni di anni fa, grazie agli studi archeologici sappiamo che la Vitis vinifera cresceva spontaneamente già 300.000anni fa, qualcuno sostiene che già al tempo dei neolitici venivano fatte le prime degustazioni.
(Degustazioni??con calici fatti di pietra??mm..chissà come ne esaltavano il gusto!!!Al solo pensiero di bere vino da un bicchiere di pietra, i più grandi intenditori resterebbero inorriditi!!!)
Comunque la cosa fantastica fu che la scoperta fu casuale, poiché conservarono l'uva in recipienti e grazie alla fermentazione naturale gli uomini di allora scoprirono il nettare.
E' stato accertato in seguito che la produzione di vino risale al 1700.a. C, ma è solo grazie agli Egizi che si ha la coltivazione e in seguito la produzione del vino.
Ma la vera scoperta della lavorazione è da attribuire a quel vecchio ubriacone di Noè, (Ab uno disce omnis !! 1 ). La leggenda narra che dopo il diluvio universale piantò una vigna, e con quello che ne ricavò, fece un vino così buono, ma talmente buono che bevve fino a perdere i sensi. (E non oso immaginare come stesse il giorno dopo!!!)
Col passare del tempo, mediante Greci e Fenici il vino arrivò da noi. La testimonianza ce la danno proprio i poemi omerici all'interno dei quali le vicende degli eroi erano sovente accompagnate da grandi bevute di vino!Erano sempre e completamente fradici!!
Infatti così recitava Omero, narrando le avventure di Ulisse nella terra dei Ciclopi:“Allora mi feci avanti. Andai vicino al Ciclope, gli parlavo tenendo tra le mani una ciotola colma di vino nero. Dicevo:' Ciclope, to', bevi vino ora che hai mangiato carni d'uomo. Così saprai che sorta di bevanda è questa che la nostra nave teneva in serbo.”
A quel tempo il vino si diffuse proprio in terre come l'Italia, la Francia e la Spagna che in seguito ne diventarono la patria, anche se, non a tutti riesce un prodotto di qualità, ma quando lo si beve, bisogna affermare in maniera convinta :”è buonissimo!!”
Anche l'impero romano diede un ulteriore impulso alla produzione di vino, che diventò una bevanda da tracannare quotidianamente. Ovviamente la qualità non era certo paragonabile a quella dei nostri tempi, si pensi che era un intruglio molto simile allo sciroppo, dannatamente alcolico, di cui Dioniso, per gli amici Bacco, ne andava ghiotto!!Esistono, infatti, le raffigurazioni di Dioniso accompagnato da satiri, (divinità dei boschi) e menadi, (donne in preda alla frenesia estatica), mentre vendemmiano, riempiendo i canestri di grappoli d’uva e nelle altre fasi del trattamento.
Con la nascita del Cristianesimo e il conseguente declino dell’Impero Romano, segnò l’inizio di un periodo buio per il vino, accusato di portare piacere fuggevole, usato quindi solo nei riti religiosi.
Il Rinascimento, infine, restituirà al vino il suo ruolo di protagonista della cultura occidentale tornando a decantarne le sue qualità. Nel diciassettesimo secolo riaffioreranno l’arte dei bottai, le bottiglie diventeranno meno costose e si diffonderanno i tappi di sughero, che contribuiranno alla conservazione del vino, favorendone il commercio..Ma quest'ultima parte la riprenderò in seguito per raccontarvi ancora dell'arte della vinificazione.
F.B
1 Da uno capisci come sono tutti !!
martedì 2 novembre 2010
A.A.A. cercasi scimmie volanti con aria distinta
"Salve, mi chiamo Jack Bananis e rispondo all'annuncio che ho trovato sul vostro sito.
Credo di avere le caratteristiche da voi richieste, a parte per le ali e l'aria distinta, come posso fare? E' un requisito fondamentale?
Io sono una scimmia di buona volontà e disposta ad imparare e applicarmi.
So che se l'avete scritto, il requisito ali, sicuramente è necessario, ma non potremmo trovare un accordo?
Io mi impegnerò per fare in modo che la mia mancanza di ali non sia un problema o vi crei rallentamenti o disturbo.
Dovete sapere che sono una persona disponibile e che si sacrifica per il lavoro, non perdo tempo e sono una scimmia diligente!
Vi prego di tenere in conto questo, quando passerete a rassegna i curriculum che vi arriveranno.
L'ho sempre detto che un paio di ali mi avrebbero fatto comodo, ma non è colpa mia se ho preso da mia madre che le ali non le ha! Da parte di mio padre hanno tutti le ali, addirittura c'è chi ne ha due paia.
Non è colpa mia se non ce le ho! Vi prego, datemi un'opportunità..queste ali insomma..sono proprio necessarie..siete sicuri di avere scritto giusto nell'annuncio?
Ma siamo sicuri che non sia uno scherzo? Volete prendervi gioco di me? Solo perché non ho le ali?
Ad ogni modo, volevo solamente informarvi che non ho le ali e l'aria distinta, spero non sia un problema per voi.
Nelle mie caratteristiche personali, nel mio curriculum, ho messo in evidenza il mio primato provinciale di quantità di banane mangiate in 10 minuti, so che è una capacità notevole e magari poteva tornare utile per inquadrarmi e capire il mio valore.
distinti saluti
(anche se io non ho l'aria distinta)
Jack Bananis"
Ora, a chi di voi non sarà capitato di leggere una mail del genere? O si sentirsi protagonisti come la nostra povera amica scimmia di situazioni del genere...NO!? Beh, a me è capitato.
Proprio come in una favola di Esopo io mi son sentita come una scimmia senza ali che cerca lavoro. Le ali mancanti spesso erano sostituite da mancanza di esperienza ( necessaria per lavorare, anche se non puoi fare esperienza se non inizi pur da qualche parte), da titoli non idonei (una laurea magistrale in Scienze Motorie non ha credito a quanto pare neanche a livello nazionale, dato che non è stato creato neanche un albo nazionale e lo Stato non ci tutela, legiferando e obbligando ad assumere personale laureato in s.m. per lavorare in palestra e nelle scuole) oppure semplicemente non ho la faccia giusta, i modi giusti o l'abbligliamento giusto (in un negozio di scarpe qui a Bologna cercavano una commessa e io ho portato il curriculum, naturalmente non ho avuto notizie da parte loro, però mi hanno informato che le loro scarpe da lavoro, quelle che mi sono comprata io, costavano 130 pannocchie..CAVOLO! TUTTI DOVREBBERO AVERE DELLE SCARPE DA LAVORO DEL GENERE!).
Insomma, cercare lavoro non è facile dato che non si sa dove sbattere la testa e TROVARLO ancora meno.
Inizio a credere che il problema sia io..magari non ho l'aria distinta, la puzza sotto il naso o non sono disposta a mentire per farmi dare un lavoro.
In ogni caso la ricerca di un impiego nel 2010 è davvero difficoltosa, per tutti: scimmie, non laureati, laureati e dottorati.
Non bisogna abbattersi e continuare a cercare, leggere, informarsi o per sentito dire perché si sa, la botta di culo è sempre dietro l'angolo! si, per altri magari.
Questo mio pensiero forse è semplicemente lo sfogo della mia frustrazione o forse una realtà che, per molti giovani e meno giovani, è sempre attorno a noi ( e non come le compagnie telefoniche).
Giusto ieri sera guardavo con il mio ragazzo, su Sardegna Digital Library , un'intervista (http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&s=17&v=9&c=4460&id=186479) dove questo anziano signore sardo di Baunei raccontava la propria vita, parlava del fatto che fosse emigrato e avesse lavorato per 21 anni in una miniera di carbone in Belgio.
Parlava della sua vita e ogni tanto si, parlava di quanto fosse stata dura, ma la cosa più impressionante era che senza dubbio la sua vita era stata INCREDIBILE, faticosa, dura e purtroppo dolorosa, ma lui continuava a dire che era stato fortunato e che comunque era andata così.
Dentro di me riflettevo, mentre raccontava della vita in miniera, di quanto io sia fortunata e di quanto vorrei lavorare e mi accontenterei di qualcosa che mi desse da vivere.
Lui si era spaccato la schiena, riempito i polmoni di polvere e gas per 21 anni della sua vita lontano dalla sua terra e nonostante questo, ho avuto l'impressione che stesse meglio di me.
Forse perché era il racconto di un vecchio che ha già vissuto la sua vita e quando si racconta qualcosa già successa è diverso che trovarsi nella situazione in quel momento, forse invece, la tempra e il carattere creato con sacrificio e l'umiltà di ciò che si ha e si può fare pur di vivere, danno un sapore diverso al suo racconto.
Mi sentivo stupida e frivola nella mia scontentezza.
Guardare quell'intervista mi ha fatto venire voglia di non mollare mai, per nessuno e per nessuna ragione.
La storia insegna, ma gli adorabili nonnini sardi, di più.
M.L.M.
Bologna tra amore e sifilide
Bologna è la Rossa, la Grassa, la Puttana. Bologna è anche la Dotta. Dal mio punto di vista Bologna continua a essere una sconosciuta, anzi La Sconosciuta.
Città di passaggio per eccellenza, collocata nel centro della zona più ricca del Paese, Bologna ha molte anime, ma forse un solo volto: una faccia cangiante, che si adegua alla persona.
Molte erano le mie aspettative, quando sono arrivato ,sei anni fa. Nessuna è stata confermata.
Cerchiamo di distruggere alcuni stereotipi...
Bologna la Rossa: è una città che funziona, con un'amministrazione locale per certi versi eccellente, legata tuttavia a un partito di sinistra che sembra essere sempre più una legione di oligarchi, che pretendono che tutte le decisioni passino tramite loro.
Tutto è mosso dal denaro, e talvolta sembra che la gente non parli d'altro; la generosità sta a zero, la solidarietà si fa SOLO nei posti istituzionalizzati. Le associazioni di beneficienza mandano avanti una parte importante dei servizi pubblici, ma è difficile trovare qualcuno che sia disposto a darti indicazioni per strada. La diffidenza impera, il senso civico barcolla, nel centro in cui dovrebbe essere ai livelli maggiori sul territorio nazionale.
La ricchezza dei cittadini di Bologna è visibile, ma è visibile anche il cattivo gusto, la voglia di ostentare, la mancanza di finezza, tipici del povero arricchito, dell'illetterato, del gretto.
Bologna la Grassa: Questo non è un luogo comune, parliamo di una città grassa, quasi obesa. Si evince dalla cucina, dalla corsa alle compere, dalle tante belle auto, dal costo della vita. Tuttavia questa ricchezza si basa ormai su due pilastri, odiati dai veri cittadini bolognesi.
Perchè l'economia bolognese ormai si appoggia con forza sul consumo degli studenti, sempre meno benvoluti, e sugli extracomunitari, ormai odiati. Bologna è grassa, ma è intollerante: è una città che ha vissuto nel benessere, ma i cui cittadini non vogliono condividere con altri i privilegi che spettano loro.
Bologna la Dotta: e veniamo al punto cruciale. Ho sempre vissuto nel mito di una città acculturata, i cui cittadini fossero provvisti di un'educazione sopra la media, che permettesse di confrontarsi con menti eccellenti. Poi vieni a scoprire che le migliori menti di Bologna provengono da ogni parte d'Italia, che l'uomo della strada, l'autoctono, è più ottuso e razzista di quanto avresti potuto immaginare, che gli anziani ti temono solo perchè hai le fattezze (lontanamente) mediorientali.
Alcuni diranno che è questa la forza di Bologna: permette a gente diversa, proveniente da tutto il Paese, di convivere, di creare, di innovare.
Forse un tempo era così, ma ormai Bologna mi sembra rinchiusa nel cliché della città alternativa. Ma dove tutti sono alternativi tutti sembrano uguali agli altri.
Persone diverse si castrano, si chiudono in un conformismo fatto di simboli, alcuni molto frivoli: la Kefiah, la Palestina, la sinistra antagonista, il Jazz, i cani, il degrado.
Scrivo e mi lamento in questo modo perchè so che un tempo tutto era diverso, e perchè so che, nonostante il peggioramento delle condizioni generali, questa città è un'isola felice in Italia, da preservare, da rilanciare. Quello che non sopporto è vedere che i suoi stessi cittadini, per le loro piccole miserie, la stanno peggiorando, facendomela odiare.
Dunque, temo che quello che speravo fosse un grande amore sia invece diventato una sveltina in un cesso pubblico: questa città mi ha cambiato, e temo in peggio. Temo che mi porterò appresso per sempre il virus, la sifilide frutto di questo rapporto orribile, che opprime la città.
Non è stato mai amore, finché durerà sarà solo sesso...
R.S.
Città di passaggio per eccellenza, collocata nel centro della zona più ricca del Paese, Bologna ha molte anime, ma forse un solo volto: una faccia cangiante, che si adegua alla persona.
Molte erano le mie aspettative, quando sono arrivato ,sei anni fa. Nessuna è stata confermata.
Cerchiamo di distruggere alcuni stereotipi...
Bologna la Rossa: è una città che funziona, con un'amministrazione locale per certi versi eccellente, legata tuttavia a un partito di sinistra che sembra essere sempre più una legione di oligarchi, che pretendono che tutte le decisioni passino tramite loro.
Tutto è mosso dal denaro, e talvolta sembra che la gente non parli d'altro; la generosità sta a zero, la solidarietà si fa SOLO nei posti istituzionalizzati. Le associazioni di beneficienza mandano avanti una parte importante dei servizi pubblici, ma è difficile trovare qualcuno che sia disposto a darti indicazioni per strada. La diffidenza impera, il senso civico barcolla, nel centro in cui dovrebbe essere ai livelli maggiori sul territorio nazionale.
La ricchezza dei cittadini di Bologna è visibile, ma è visibile anche il cattivo gusto, la voglia di ostentare, la mancanza di finezza, tipici del povero arricchito, dell'illetterato, del gretto.
Bologna la Grassa: Questo non è un luogo comune, parliamo di una città grassa, quasi obesa. Si evince dalla cucina, dalla corsa alle compere, dalle tante belle auto, dal costo della vita. Tuttavia questa ricchezza si basa ormai su due pilastri, odiati dai veri cittadini bolognesi.
Perchè l'economia bolognese ormai si appoggia con forza sul consumo degli studenti, sempre meno benvoluti, e sugli extracomunitari, ormai odiati. Bologna è grassa, ma è intollerante: è una città che ha vissuto nel benessere, ma i cui cittadini non vogliono condividere con altri i privilegi che spettano loro.
Bologna la Dotta: e veniamo al punto cruciale. Ho sempre vissuto nel mito di una città acculturata, i cui cittadini fossero provvisti di un'educazione sopra la media, che permettesse di confrontarsi con menti eccellenti. Poi vieni a scoprire che le migliori menti di Bologna provengono da ogni parte d'Italia, che l'uomo della strada, l'autoctono, è più ottuso e razzista di quanto avresti potuto immaginare, che gli anziani ti temono solo perchè hai le fattezze (lontanamente) mediorientali.
Alcuni diranno che è questa la forza di Bologna: permette a gente diversa, proveniente da tutto il Paese, di convivere, di creare, di innovare.
Forse un tempo era così, ma ormai Bologna mi sembra rinchiusa nel cliché della città alternativa. Ma dove tutti sono alternativi tutti sembrano uguali agli altri.
Persone diverse si castrano, si chiudono in un conformismo fatto di simboli, alcuni molto frivoli: la Kefiah, la Palestina, la sinistra antagonista, il Jazz, i cani, il degrado.
Scrivo e mi lamento in questo modo perchè so che un tempo tutto era diverso, e perchè so che, nonostante il peggioramento delle condizioni generali, questa città è un'isola felice in Italia, da preservare, da rilanciare. Quello che non sopporto è vedere che i suoi stessi cittadini, per le loro piccole miserie, la stanno peggiorando, facendomela odiare.
Dunque, temo che quello che speravo fosse un grande amore sia invece diventato una sveltina in un cesso pubblico: questa città mi ha cambiato, e temo in peggio. Temo che mi porterò appresso per sempre il virus, la sifilide frutto di questo rapporto orribile, che opprime la città.
Non è stato mai amore, finché durerà sarà solo sesso...
R.S.
lunedì 1 novembre 2010
Ricetta per fare un blog
Credo che almeno una volta, ognuno di noi, abbia pensato:”potrei provare ad aprire un blog!”
Ma molti abbandonano l'idea fin dal principio.
Anche io sono stata la prima a titubare sul fatto di tenere un blog tutto mio, perchè credo che sia un po' come avere un animale domestico, lo devi accudire giorno per giorno, lo devi nutrire,devi dedicargli delle attenzioni e curarne l'aspetto.
Ma la domanda importante è che ingredienti ci vogliono per un blog interessante e di successo?
Proprio come alla prova del cuoco, ora proverò a dare la mia personalissima ricetta.
1 Ingrediente:Contenuto
Sappiamo che internet è diventato il più grande mezzo di comunicazione mondiale, quindi si può contare su un numero illimitato di lettori, qualunque sia argomento, ma se l'obbiettivo principale è solo quello di essere seguiti dal maggior numero di persone allora sarà sufficiente scrivere di argomenti molto tecnici,come per esempio tecnologia , oppure fatti di attualità, politica e pettegolezzi, che sono argomenti di per se già molto richiesti.
Infatti bisogna scegliere delle tematiche che sappiano catturare l'interesse e la curiosità di un vasto pubblico, quelli che ho citato prima sono piuttosto comuni e questo non garantisce il successo, se non tra i propri amici, che sarebbero gli unici ad apprezzare il vostro genio.
Quindi si richiede:
1.Unicità
2.Utilità
3.Aggiornamenti
L'unicità come dice l'aggettivo stesso significa “singolare nel proprio genere”, differente da qualsiasi altro, senza uguali. Dunque bisogna distinguersi dagli altri mettendo in luce pregi e capacità in modo davvero speciale.
L'utilità sta nelle notizie che si danno e nel modo in cui vengono recepite dal lettore.
L'Aggiornamento deve essere costante, affinché il lettore sia sempre spronato a visitare il blog.
2 Ingrediente:La scrittura
Questo è l'ultimo ingrediente ed il più importante.
E' davvero importantissimo, perchè si tratta di scrivere! Se l'italiano parlato risulta difficile, figuriamoci cos'è quello scritto!!
Detesto profondamente, quando visito un blog , trovarmi davanti un cimitero di errori grammaticali, (e non usiamo la solita scusa dell'errore di battitura,perchè la revisione prima di pubblicare un post si fa!!).
Qui non troverete, certamente abbreviazioni, come per esempio “cmq”,”ke”,”kon”e simili obbrobri!!
Tale modo di esprimersi, per me, risulta essere la morte della lingua italiana e non mi stupirei se Cuore diventasse Quore!!!
Perciò la scrittura è come un pacco contente bicchieri di cristallo, va maneggiata con cura!!
F.B
Per chi volesse rinfrescarsi la memoria allego un link dal titolo:”Consigli per una corretta scrittura”
http://www.sergiolepri.it/index.php?option=com_content&task=view&id=12&Itemid=30
abitudini sessuali e ricattabilità
Poniamo, per assurdo, che una persona molto potente, magari eletta in Parlamento e ricoprente una posizione di potere nell'esecutivo nazionale, venga implicata in uno scandalo a luci rosse, in cui sono coinvolti importanti giornalisti, impresari, imprenditori.
Poniamo, sempre per assurdo, che questa persona venga accusata di intrattenersi con giovani ragazze minorenni, che forniscono prestazioni sessuali a pagamento.
Poniamo, decisamente per assurdo, che si tratti di un caso di cronaca italiana. Quale sarebbe la reazione dell'opinione pubblica?
Come tutto ciò che accade in Italia, ci sarebbero due fazioni contrapposte. Da una parte i perbenisti, che vogliono le dimissioni di questa persone, perchè è andato con una minorenne; dall'altra parte quelli a sostegno della tesi che le faccende private devono rimanere private.
E poi ci sono io:
Io che penso che le abitudini sessuali di chiunque siano un affare privato, fino al momento in cui non si arriva a commettere un reato. Ora, sappiamo che andare a letto con una di 17 anni NON è un reato, ma andare con le prostitute lo è. Una figura pubblica, a maggior ragione, commette un terribile errore non perchè faccia qualcosa per me immorale, ma perchè si mette in una situazione pericolosa. Commettendo un reato non mette a repentaglio solo la propria libertà, ma quella di tutti noi, perchè diventa una persona ricattabile, e può essere messa in scacco da malintenzionati, può essere usata come strumento per ottenere benefici illeciti.
Dunque, non è moralismo quello di chi si indigna davanti a certe notizie, ma è una reale preoccupazione. Un Paese in cui chi ci guida è avvezzo ad abitudini non sane è preoccupante, vive nell'illegalità, avvantaggia chi detiene il potere di ricatto, ci rende meno LIBERI, e meno sicuri che la legge venga rispettata.
E un Paese senza legge è una selvaggia anarchia.
R.S.
Poniamo, sempre per assurdo, che questa persona venga accusata di intrattenersi con giovani ragazze minorenni, che forniscono prestazioni sessuali a pagamento.
Poniamo, decisamente per assurdo, che si tratti di un caso di cronaca italiana. Quale sarebbe la reazione dell'opinione pubblica?
Come tutto ciò che accade in Italia, ci sarebbero due fazioni contrapposte. Da una parte i perbenisti, che vogliono le dimissioni di questa persone, perchè è andato con una minorenne; dall'altra parte quelli a sostegno della tesi che le faccende private devono rimanere private.
E poi ci sono io:
Io che penso che le abitudini sessuali di chiunque siano un affare privato, fino al momento in cui non si arriva a commettere un reato. Ora, sappiamo che andare a letto con una di 17 anni NON è un reato, ma andare con le prostitute lo è. Una figura pubblica, a maggior ragione, commette un terribile errore non perchè faccia qualcosa per me immorale, ma perchè si mette in una situazione pericolosa. Commettendo un reato non mette a repentaglio solo la propria libertà, ma quella di tutti noi, perchè diventa una persona ricattabile, e può essere messa in scacco da malintenzionati, può essere usata come strumento per ottenere benefici illeciti.
Dunque, non è moralismo quello di chi si indigna davanti a certe notizie, ma è una reale preoccupazione. Un Paese in cui chi ci guida è avvezzo ad abitudini non sane è preoccupante, vive nell'illegalità, avvantaggia chi detiene il potere di ricatto, ci rende meno LIBERI, e meno sicuri che la legge venga rispettata.
E un Paese senza legge è una selvaggia anarchia.
R.S.
Presentazione
Benvenuti in una valle di lacrime.
Questo blog nasce da uno sgangerato progetto di quattro amici che, di fronte alla complessità del mondo, hanno deciso di unire i propri sforzi per fornire un'interpretazione semiseria degli avvenimenti di attualità. Verranno affrontati temi di ogni genere, con tono serio ma molto più spesso ironico-sarcastico.
L'obiettivo del blog è quello di aprire uno spazio in cui interagire con gli altri, dunque esortiamo chiunque sia interessato all'intervento diretto per esprimere le proprie opinioni, tramite commenti ai post pubblicati.
Per questo motivo è necessario stabilire alcune regole:
1) si prega di rimanere sul tema del post: siamo provvisti di tolleranza ma la tolleranza ha un limite
2) si evitino litigi tra gli utenti: i commenti verranno rimossi e si procederà al bando dei contendenti
3) se voleste pubblicare un post vi preghiamo di mandare una richiesta alla nostra mail istituzionale. la proposta verrà presa in esame mail: almaferibo@gmail.com
Per ora è tutto, a voi!
Questo blog nasce da uno sgangerato progetto di quattro amici che, di fronte alla complessità del mondo, hanno deciso di unire i propri sforzi per fornire un'interpretazione semiseria degli avvenimenti di attualità. Verranno affrontati temi di ogni genere, con tono serio ma molto più spesso ironico-sarcastico.
L'obiettivo del blog è quello di aprire uno spazio in cui interagire con gli altri, dunque esortiamo chiunque sia interessato all'intervento diretto per esprimere le proprie opinioni, tramite commenti ai post pubblicati.
Per questo motivo è necessario stabilire alcune regole:
1) si prega di rimanere sul tema del post: siamo provvisti di tolleranza ma la tolleranza ha un limite
2) si evitino litigi tra gli utenti: i commenti verranno rimossi e si procederà al bando dei contendenti
3) se voleste pubblicare un post vi preghiamo di mandare una richiesta alla nostra mail istituzionale. la proposta verrà presa in esame mail: almaferibo@gmail.com
Per ora è tutto, a voi!
Iscriviti a:
Post (Atom)





"