giovedì 11 novembre 2010

L'ideale dell'ostrica, ovvero: l'immobilità sociale in Italia

In un regime di mercato un lavoro dovrebbe essere affidato alla persona più produttiva, a quella più preparata per compiere una funzione, così da massimizzare l'utilità complessiva del sistema.
In gergo comune, si chiama meritocrazia, in termini economici è condizione necessaria (ma non sufficiente) per la massima efficienza del sistema.
Premiare le persone più preparate, oltre a essere un valore di per sé, procura dunque vantaggi.

Eppure sappiamo benissimo che le cose non vanno così: diciamolo chiaramente, la competizione non è ad armi pari. Se una persona ha una famiglia facoltosa alle spalle ha più possibilità di fare studi di migliore qualità, esperienze di vita più importanti, ha maggiore possibilità di aspettare l'occupazione giusta.

Una certa ingiustizia, nella competizione, esiste ed esisterà sempre. Tuttavia, finché esiste un premio al merito, le disparità sociali possono essere cobattute.
Ma in un sistema in cui il merito non conta niente, un sistema in cui contino solo le conoscenze nostre o della nostra famiglia?

Un sistema del genere non può che crollare, perché le persone che studiano e si applicano non hanno possibilità di accedere alle posizioni di lavoro che spetterebbero loro, e le persone sicure di ottenere il posto sanno che questa possibilità non dipende dagli studi fatti. Un equilibrio di questo tipo non può che creare inefficienza.

Lo studio dovrebbe servire ai giovani per emanciparsi dalla condizione sociale in cui sono nati, per salire alcuni gradini di una lunga scala. Ma stranamente in Italia i figli di notai sono quasi sempre notai, i figli di medici sono medici, i figli di giornalisti sono giornalisti, e così via. I figli delle persone normali, pur avendo garantiti i propri diritti dalla costituzione, si scontrano spesso con l'ideale dell'ostrica: quando cercano di staccarsi dal posto, dalla posizione in cui si trovano, vengono devastati dal mondo, che li fagocita, li sputa, li distrugge senza dar loro alcuna soddisfazione...

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