martedì 2 novembre 2010

Bologna tra amore e sifilide

Bologna è la Rossa, la Grassa, la Puttana. Bologna è anche la Dotta. Dal mio punto di vista Bologna continua a essere una sconosciuta, anzi La Sconosciuta.

Città di passaggio per eccellenza, collocata nel centro della zona più ricca del Paese, Bologna ha molte anime, ma forse un solo volto: una faccia cangiante, che si adegua alla persona.

Molte erano le mie aspettative, quando sono arrivato ,sei anni fa. Nessuna è stata confermata.
Cerchiamo di distruggere alcuni stereotipi...

Bologna la Rossa: è una città che funziona, con un'amministrazione locale per certi versi eccellente, legata tuttavia a un partito di sinistra che sembra essere sempre più una legione di oligarchi, che pretendono che tutte le decisioni passino tramite loro.
Tutto è mosso dal denaro, e talvolta sembra che la gente non parli d'altro; la generosità sta a zero, la solidarietà si fa SOLO nei posti istituzionalizzati. Le associazioni di beneficienza mandano avanti una parte importante dei servizi pubblici, ma è difficile trovare qualcuno che sia disposto a darti indicazioni per strada. La diffidenza impera, il senso civico barcolla, nel centro in cui dovrebbe essere ai livelli maggiori sul territorio nazionale.
La ricchezza dei cittadini di Bologna è visibile, ma è visibile anche il cattivo gusto, la voglia di ostentare, la mancanza di finezza, tipici del povero arricchito, dell'illetterato, del gretto.

Bologna la Grassa: Questo non è un luogo comune, parliamo di una città grassa, quasi obesa. Si evince dalla cucina, dalla corsa alle compere, dalle tante belle auto, dal costo della vita. Tuttavia questa ricchezza si basa ormai su due pilastri, odiati dai veri cittadini bolognesi.
Perchè l'economia bolognese ormai si appoggia con forza sul consumo degli studenti, sempre meno benvoluti, e sugli extracomunitari, ormai odiati. Bologna è grassa, ma è intollerante: è una città che ha vissuto nel benessere, ma i cui cittadini non vogliono condividere con altri i privilegi che spettano loro.

Bologna la Dotta: e veniamo al punto cruciale. Ho sempre vissuto nel mito di una città acculturata, i cui cittadini fossero provvisti di un'educazione sopra la media, che permettesse di confrontarsi con menti eccellenti. Poi vieni a scoprire che le migliori menti di Bologna provengono da ogni parte d'Italia, che l'uomo della strada, l'autoctono, è più ottuso e razzista di quanto avresti potuto immaginare, che gli anziani ti temono solo perchè hai le fattezze (lontanamente) mediorientali.
Alcuni diranno che è questa la forza di Bologna: permette a gente diversa, proveniente da tutto il Paese, di convivere, di creare, di innovare.
Forse un tempo era così, ma ormai Bologna mi sembra rinchiusa nel cliché della città alternativa. Ma dove tutti sono alternativi tutti sembrano uguali agli altri.
Persone diverse si castrano, si chiudono in un conformismo fatto di simboli, alcuni molto frivoli: la Kefiah, la Palestina, la sinistra antagonista, il Jazz, i cani, il degrado.

Scrivo e mi lamento in questo modo perchè so che un tempo tutto era diverso, e perchè so che, nonostante il peggioramento delle condizioni generali, questa città è un'isola felice in Italia, da preservare, da rilanciare. Quello che non sopporto è vedere che i suoi stessi cittadini, per le loro piccole miserie, la stanno peggiorando, facendomela odiare.

Dunque, temo che quello che speravo fosse un grande amore sia invece diventato una sveltina in un cesso pubblico: questa città mi ha cambiato, e temo in peggio. Temo che mi porterò appresso per sempre il virus, la sifilide frutto di questo rapporto orribile, che opprime la città.

Non è stato mai amore, finché durerà sarà solo sesso...

R.S.

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